STAMPA SERA - 20/12/91
Nel 2015 IL CONTRABBASSO è stato ripreso, dopo circa vent'anni dalla prima edizione, per una serie di 6 repliche al Garage Vian. Non avendo avuto il piacere di ricevere recensioni ufficiali, ho chiesto alle persone che sono venute a vederlo, se avessero avuto voglia di scrivermi due righe di commento, spronandole, per contribuire alla reale crescita dello spettacolo, ad essere assolutamente sincere e ad evitare lusinghe. Questi i commenti arrivati.
Quando Toni Mazzara 20 anni fa portò in scena "il contrabbasso" di Suskind, era stato bravo. E grazie, è sempre bravo. Sì, aveva fatto un lavoro straordinario su un testo complesso, era entrato in un personaggio difficile e lo aveva interpretato con grande maestria. Ma oggi. Oggi è Magia. Dopo 20 anni su quel palco non c'era un bravissimo Toni che dava vita al personaggio. C'era IL personaggio. C'era incanto e ironia. C'era quella Magia che ti fa stare col fiato sospeso e gli occhi sgranati tutto il tempo, che ti fa pendere dalle parole, dai gesti, dalla musica, lasciandoti in sospeso e concedendoti di essere entrato a sbirciare la vita di qualcun altro. Toni dopo 20 anni ha dato a questo meraviglioso spettacolo una maturità ed una intensità che non poteva avere prima. Certo anche io ho 20 anni in più, vero. Ma i due preadolescenti che erano con me e che sono usciti col groppo in gola e gli occhi lucidi e tornando a casa hanno riso tutto il tragitto ricordando i momenti appena visti... Loro hanno visto tutto questo. Toni: grazie. (Vanna – Account pubblicitaria)
Una prova d'attore eccezionale. Il personaggio è ricco di sfumature. Complimenti (Leslie – docente di scuola superiore)
Grande spettacolo ieri! Bravo Toni e ben ritrovato sul palco! (Angela – educatrice)
Lo spettacolo"Il contrabbasso" è una sinfonia per uomo solo. Il protagonista, in bilico su una scala come nella vita, è condannato ad una mediocrità priva di redenzione. Il fato gli ha assegnato uno strumento, il contrabbasso, ingombrante e imbarazzante, difficile da suonare, relegato alle retrovie, ed egli ha iniziato la propria metamorfosi, fino a confondersi con esso, a diventare egli stesso "legno, tre ottave ed un archetto". La scoperta dell'amore e dell'impossibilità dell'amore scavano il vortice che conduce al finale. Aperto al dubbio: diventare un grande esecutore e rischiare o restare uno statale della musica e dell'esistenza? Sparare? Spararsi? O vivere? Toni Mazzara è un attore di rara sensibilità e versatilità, che dona corpo e cuore ad un piccolo uomo simbolo dell'umanità tutta. (Nathalie-performer).
Spettacolo bello, intenso, interpretato con maestria. Sulle note del contrabbasso l'attore, Toni Mazzara, fa vibrare momenti poetici, nostalgici, comici e divertenti. Spettacolo che si assapora con piacere. Assolutamente da vedere (Barbara – Attrice)
Delizioso e sorprendente: Toni Mazzara, nello splendido monologo di Suskind "Il contrabbasso", è stato per noi spettatori un regalo divertente e commovente al tempo stesso. Estreme emozioni per un'interpretazione quasi inaspettata in perfetto equilibrio tra tenerezza e provocazione. (Koorina - cantante).
Il contrabbasso è interpretato con grande profondità psicologica da Toni Mazzara che ripropone il testo di Suskind dopo averlo presentato vent’anni fa, nello stesso adattamento. Con l’aiuto dello stesso bravo contrabbassista Massimo Bindi, in scena si sviluppa una complicità che non solo vivacizza battute e movimenti, ma esalta il gioco degli sguardi e i silenzi. Chi, come me, ha avuto la fortuna di vedere i due spettacoli a distanza di tanti anni, avrà notato come la maturità dell’interpretazione ha restituito spessore e intensità al testo, emozionando e coinvolgendo il pubblico come il protagonista de “il contrabbasso” avrebbe sperato di riuscire a fare. (Domenico Maria Papa - Critico d'arte)
Ho rivisto con piacere "Il Contrabbasso" a Garage Vian. Mi mancava da molti anni uno degli autori preferiti e uno degli attori molto amati:Toni Mazzara, che non solo ho trovato come sempre intenso e bravissimo, ma più maturo e con sfumature vissute e sofferte nella sua interpretazione. Grazie per le belle emozioni che hai suscitato (Donata – esercente in pensione)
"Il testo di Suskind non si discute, è bellissimo. Ma la capacità di aumentarne ancora di più il valore è cosa riservata a pochi e Toni Mazzara è uno di questi. Intensità , ironia, perfezione del gesto, perfetta sintonia emotiva con la complice profondità del contrabbasso, accarezzato da Massimo Bindi. La regia essenziale di Michele di Mauro, concentrata sulla bravura di Mazzara non fa che aumentarne il valore. Uno spettacolo da non perdere ." (Maurizio – dirigente in pensione)
Grandissimo spettacolo, bel testo, fatto bene!! (Igor – Impiegato)
Grazie Toni per le grandi emozioni che hai suscitato stasera come e più di vent'anni fa! - (Tilli – attrice)
Siamo andati una sera al Garage Vian, con Lucio, mio marito, e Guglielmo, nostro figlio ventenne, per vedere il locale, ormai aperto da più di un anno e, con l’occasione, assistere allo spettacolo di Toni, (che io ricordavo nella versione di Jerzy Stuhr). La serata è stata preziosa, per il cibo, per il luogo e per lo spettacolo. Toni accompagnato da un bravissimo Massimo Bindi al contrabbasso, ha saputo cesellare la frustrazione e la passione di un musicista “costretto” dal suo strumento megalomane. Uno spettacolo amaro in cui, se vuoi, puoi sorridere dall’inizio alla fine, grazie alla leggerezza dell’interpretazione e alle note basse del contrabbasso. La leggerezza del contrabbasso, un ossimoro che Toni interpreta a meraviglia. (Adriana Zamboni – attrice) 04/05/2015
"L'aggettivo che per primo mi viene in mente pensando a questo spettacolo è “intenso”: intenso il tema del rapporto tra un uomo, la sua vita e la sua musica e intensa è l'interpretazione dell'attore che trasmette in modo schietto e sincero tutto il vissuto e le contraddizioni umane del protagonista, in cui ognuno a proprio modo e in misura diversa può ritrovarsi. Monologo complesso, profondo ed emozionante che fa stare con il fiato sospeso fino all'ultima nota." (Daniela - docente universitaria)
"Una storia che dà anima ad uno strumento e al suo musicista, tra ironia, ingenuità e consapevolezza musicale. Un gioco tra disperazione e umorismo" (Dario – Attore)
Più che uno spettacolo è una lezione. Una lezione di vita, sulla musica, sul contrabbasso, sull'amore, sugli uomini, sulle donne. Da ora in avanti non potrò più rimanere indifferente di fronte a tale strumento, quando lo vedrò esibirsi in una orchestra non potrò fare a meno di dedicargli un ascolto particolare e poi guardare colui che suona abbracciandolo e regalargli il mio affetto incondizionato. Tutto questo per colpa di Toni Mazzara. (Paolo – fotografo)
Grandissimo spettacolo a detta mia e di tutti i miei numerosi amici venuti ieri a vederti!" (Massimo - Docente Ist. Superiore)
Caro Tony, sono stato davvero contento stasera di essere venuto a vederti...è stato bellissimo! Non conoscevo il testo, e me ne sono innamorato. Basterebbero due frasi (cito a memoria, perdona le inesattezze): "posso ancora innamorarmi, ho un lavoro statale" … "pensare è un mestiere troppo difficile, non si può farlo da dilettanti" E tu sei stato davvero in gamba, best compliments :-) (Andrea – Muscista e insegnante di musica)
La formula del monologo ha la capacità di provocare nello spettatore profondo odio o intensa passione. Ne "Il contrabasso" c'è poi l'aggravante dell'ambiguità del personaggio che si fa strumento e uomo... un testo sospeso... Uno spettacolo che ritengo di per sé difficile per testo e interpretazione. Poi c'è Toni Mazzara. E allora tutto prende senso. Il monologo diventa scena corale. Si entra nella vita di questo disperato fatta di fantasmi della mente e musicisti... in competizione, come nella vita, per essere protagonisti della scena. Si vive la sua alienazione... il suo delirio. Si agita in mutande e canottiera su questa scena minimal fatta di scale e bottiglie e un musicista là in fondo che libera note dal suo contrabasso e che a domanda risponde... Si muove parla cammina parla beve e parla alla ricerca della comprensione del pubblico... del conforto di uno sconosciuto. Toni con la sua fisicità (perché ci vuole fisico...) e la sua capacità interpretativa ti fa calare nel dramma... fa entrare in scena persone che ci sono ma non vedi... illudendoti con il coinvolgimento... stupendoti nel finale con la vestizione inattesa quanto spontanea che induce a conclusioni senza conferme... e ora... cosa succederà... (Barbara – commercialista)
Ho avuto il piacere di vedere "Il contrabasso" dopo 20 anni dal suo debutto; sono rimasta molto colpita da questo strumento musicale, così dirompente in scena, eppure effettivamente così poco conosciuto, poco lodato. Uno strumento nato per dar voce ai suoni gravi eppure in grado di creare una musica dolce e soave. Ho ammirato la capacità di questo grandissimo attore, Tony Mazzara, di entrare in empatia con questo strumento, regalando al pubblico, con il suo ritmo, i suoi cambi vocali e d'intensità interpretativa tutte le possibilità espressive del contrabasso. (Tita – attrice)
L'ultima fatica ... 2023...
O GESÙ D’AMORE ACCESO.
TONI MAZZARA E VALENTINA DIANA PER UN’INDAGINE SUL MALE
Toni Mazzara in scena (ph: Stefano Roggero)
DIRETTO DA MAURIZIO BÀBUIN,
LO SPETTACOLO DI SANTIBRIGANTI TEATRO
AVEVA DEBUTTATOAL TORINO FRINGE FESTIVAL 23
Un uomo di mezza età, in mutande e canottiera, appesantito dagli anni e dai vizi, parla davanti a uno specchio, mentre si fa la barba. A chi parla? Sta certamente provando un discorso da tenere in pubblico. Quale discorso?
Poco per volta capiamo che potrebbe trattarsi di un’omelia da recitare di fronte ad un’adunanza di fedeli, nel corso di un’occasione diversa dal solito. Capiamo infatti che l’uomo è un sacerdote, di ritorno nella propria parrocchia dopo un lungo periodo di allontanamento: “Un periodo dedicato allo studio di Sant’Agostino”, così dice, mentre cerca le parole con cui spera di riabbracciare i suoi parrocchiani.
Tra una maglia e l’altro del discorso, non sfugge tuttavia l’inquietudine che lo attraversa: l’uomo infatti alterna toni docili e rassicuranti a picchi inaspettati di rabbia, disgusto e riprovazione. Non è neppure chiaro contro chi manifesti questi sentimenti avversi, se contro i suoi interlocutori, contro sé stesso o contro Cristo. Prima sputa sulla propria immagine riflessa nello specchio e più tardi la bacia.
Vi è qualcosa di disordinato in lui, nel modo in cui indossa l’abito talare, per esempio, lasciandolo volutamente aperto, ma anche nel modo in cui, quasi con stizza, si imbottisce di pane, per il gusto del proibito o per incontinenza. E vi è poi, da parte sua, un’eccessiva e petulante insistenza nel ricostruire le ragioni del suo allontanamento, che tradisce il bisogno non soltanto di essere compreso, ma pienamente assolto. Assolto da cosa?
Forse non è il caso ad averlo portato ad indagare la questione del Male, attraverso la lente di Sant’Agostino.
La prova generale del discorso lascia il passo all’omelia vera e propria. Il pubblico in sala diventa il pubblico dei fedeli a cui il sacerdote si rivolge chiamandoli per nome, blandendoli, adulandoli, ringraziandoli per il loro contributo alla vita comunitaria, ricordando i trascorsi insieme, la condivisione, l’apporto delle catechiste e le attività ludico-spirituali riservate ai giovani come i ritiri in montagna. Ecco, è qui che il Male si è manifestato. Il Male?
La scrittura intelligente e raffinata di Valentina Diana non indugia sui particolari raccapriccianti di un episodio di pedofilia perpetrato da un educatore, perdipiù prete, nei confronti di un adolescente che, alla fine, sceglie di scomparire dalla scena. È invece impietosa nel descrivere i goffi, a tratti ripugnanti tentativi, da parte del sacerdote, di assolversi e di esigere che anche gli altri lo facciano, Dio compreso, privo – fortunato, lui – del corpo, e ignaro di cosa rappresentino i bisogni carnali. La questione è dunque quanto siamo disposti ad accettare che il Male ci attraversi, a riconoscerlo come tale, se è tale.
Toni Mazzara, nel ruolo di Padre X (questo il nome del sacerdote), è impeccabile, pare gli sia stato cucito addosso, nello sguardo che sa essere bieco ma anche tenero, nel portamento goffo, nell’accenno di balbuzie come nel fuoco dell’oratoria. Inquietante e fragile, è un personaggio che genera repulsione e allo stesso tempo compassione.
Scena essenziale e regia di Maurizio Bàbuin perfettamente calibrata, volte entrambe a valorizzare la centralità del personaggio e del dramma di cui si fa portavoce.
“O Gesù d’amore acceso”, andato in scena al Teatro Dravelli di Moncalieri, nell’ambito della seconda edizione di Scorribande Metropolitane e costituisce il secondo episodio della trilogia “Indagare il male”, progetto ideato e diretto proprio da Bàbuin, che si avvale della scrittura di Valentina Diana. Se il primo episodio, “IO//ODIO – apologia di un bulloskin”, ha indagato il tema del razzismo, il terzo episodio, “Seisolomia – quello che ho fatto per lei”, affronterà la violenza nei confronti delle donne.
.... anche qui, alcune opinioni degli spettatori ...
COMMENTI DEGLI SPETTATORI
“O Gesu d’amore acceso” è una cruda, amara denuncia sul problema millenario degli abusi nel mondo religioso. La scrittura è veloce, tagliente e coraggiosa. L’interpretazione di Toni Mazzara sofferta, realistica e maledettamente vera. Non è solo uno spettacolo teatrale ma una potente accusa a un modo di pensare e agire che sembrava scomparso ma che si ripresenta sulle pagine dei quotidiani ancora oggi. La gente non vuole sentire la verità perché non vuole veder distrutte le proprie illusioni. – Arturo Brachetti
E’ potente, disturbante, ipnotico. Scritto benissimo da Valentina Diana e recitato ottimamente da Toni Mazzara. Un’ora e dieci di parole forti e recitazione intensa. Non ve lo consiglio perché Valentina e Toni sono degli amici, ve lo consiglio perché sono bravi. Perché è bello poter ancora andare a vedere uno spettacolo con la voglia poi di approfondire e discuterne. - Gianpiero
Uno spettacolo intenso, potente. Bravissima Valentina Diana, bravissimo Maurizio Bàbuin, straordinario Toni Mazzara. - Massimiliano
Da profano, l'interpretazione di Toni Mazzara mi è sembrata semplicemente magistrale. Spettacolo emozionante e denso di spunti meditativi. Bravissimi! - Patrizio
Davvero un grande lavoro - Lucia
Toni si aggira magnetico e profondo in una messa in scena quasi perfetta nella sua semplicità. Toni non fa, ma è il personaggio prete con tutte le sfumature di cui necessita l'interpretazione di un tale ruolo fino alla ipocrita autoassoluzione finale. Applausi a tutti, regista, autrice del testo e tecnico luci e suoni. Auguro tante repliche. - Paola
Bravissimo! Bel testo, preciso nei dettagli e che non fa perdere l’attenzione - Anna
Mi è rimasto dentro, anche il giorno dopo. Ho apprezzato molto il coraggio di stare "spoglio" in scena, in una scena spoglia, come lo è una stanza di un prete. Bellissimo il testo e grande la recitazione, sostenuta e resa possibile da una grande umanità. - Giacomo
Dettaglio: riuscire a tenere la tensione del pubblico stando di schiena e in silenzio... accipicchia! Bravo - Roberto
Bellissimo testo, bravissimo interprete, ottima regia! - Alba
Spettacolo indimenticabile...anche quando ci si prova...a dimenticarlo… Toni Mazzara ha disegnato il personaggio in maniera precisa e inafferrabile tanto che ho fatto fatica a riconoscerlo e salutarlo a fine spettacolo, per il misto di disgusto e compassione nei confronti di quel personaggio così innocentemente invischiante. La maestria di Valentina Diana è indiscutibile, testo meraviglioso. - Zaira
Fantastica interpretazione di Toni Mazzara! Ne esci con un peso sul cuore - Nadia
Lo spettacolo mi è piaciuto molto, intenso il testo e tu bravissimo, mi hai davvero emozionata. Complimenti a tutti – Donatella
Grazie ancora per l’interpretazione delicata e toccante. - Nino
Bravissimo Toni. Davvero una bellissima prova d’attore – Aldo
Ho visto tra la luce e l'ombra un personaggio che mi ha accapponato la pelle, trattenuto urla di disgusto e disordinato i pensieri. Stringo a me la sensazione di una realtà che cela la menzogna, ma che in scena diviene verità. Abbraccio l'attore che porta con sé il dono di trasportarti in storie travolgenti anche se sconvolgenti. Grazie - Laura
Complimenti. Davvero una grandissima interpretazione e un testo molto importante, molto drammatico, che lascia il segno. Bravo, bravo, ottima la regia, bravissima l’autrice, veramente un bello spettacolo - Franco
Un vortice che scuote nel profondo, il magnetismo e la bravura di Toni Mazzara agganciano per tutto lo spettacolo creando lo stupore dinanzi alla capacità di ondeggiare tra momenti tanto contrastanti con profonda intensità. Uno spettacolo da non perdere. Le congratulazioni vanno anche all'autrice e al regista. - Paola
Ho appena visto "O Gesú di amore acceso" con Toni Mazzara, diretto da Maurizio Babuin. Scritto da Valentina Diana. É un bellissimo lavoro. Toni é essenziale e limpido. Il tema é trattato con profonditá. La regia é perfetta. - Massimo
Toni Mazzara interpreta e rende vivido un travaglio interiore altalenante tra la consapevolezza di chi sa di sbagliare, ma cerca disperatamente giustificazione ad un errore che non sa accettare. Difficile calarsi nel ruolo di un personaggio che irrita, che fa venire rabbia, cui sputeresti in faccia, ma che è comunque il volto di quella umana fallibilità che ha fatto male, che fa male, ma che purtroppo è stata. Toni ci riesce. È la storia di un fatto e di un travaglio interiore, il conflitto tra il bene e il male. Mi è piaciuto? …. Un colpo allo stomaco. Ma mi è piaciuto. Molto. - Giuseppe
FEBBRAIO/MARZO 2026
… ti volevo fare i complimenti. E’ stato davvero intenso, molto potente e spero possa essere distribuito come merita! – Marco
Che spettacolo potente, meraviglioso e terribile al tempo stesso. Commovente ma che ti lascia indignato … e anche incazzato. Testo strepitoso, ottima regia di Maurizio Babuin per uno straordinario Toni Mazzara – Paolo
Grazie per lo splendido spettacolo di ieri sera; mi è piaciuto molto, anche ai miei amici é piaciuto tantissimo. – Roberto
È stata una grande emozione questo spettacolo: un vero pugno nello stomaco che arriva dritto al cuore! Bravissimo Toni Mazzara, anche se non avevo dubbi, ma assistere alla rappresentazione e vederti recitare, anzi diventare proprio il personaggio, ha confermato tutto. Grazie per questa opportunità! Ancora complimenti - Lella
La tematica e il testo sono molto forti e si viene totalmente tramortiti dalla tua straordinaria interpretazione!!!! Complimenti Toni!!! È stato un vero piacere per me rivederlo. - Giusi
Scrivo perché penso che questo spettacolo meriti molte repliche in più grandi spazi. E' una gran prova d'attore di Toni Mazzara, soprattutto perché si tratta di un personaggio scomodo e controverso; applausi per la notevole capacità di introspezione da parte dell'interprete: Gli spettatori si ritrovano emotivamente coinvolti in un dramma ignorato spesso. Questo è teatro nel significato più profondo del termine – Paola
Spettacolo intenso, tu assolutamente umano, vero, profondo. Grazie. - Francesca
Tema scomodo, difficile. Emozioni dirompenti e che ti rimangono in testa a lungo. Un'interpretazione che cattura e commuove – Donata
Meraviglioso Toni Mazzara. E’ riuscito a trasmettere il lato umano del prete. Nonostante l’azione abietta, posso dire che ho compreso il suo dramma – Gaia
Fantastico, stupenda interpretazione – Giulia
Che meraviglia!!! Grazie – Paolo
Bravissimi! Ci vorrebbero molti più lavori di questo tenore – Barbara
Dovessi scegliere due aggettivi direi crudo ma necessario. La cosa che mi ha colpito è che non giudica ma espone. Invece c’è un solo aggettivo per il protagonista. Bravissimo! Grande Toni Mazzara e grande Maurizio Babuin per la regia. – Olindo
Una storia molto potente, amplificata dall’interpretazione di Toni Mazzara che riesce a trasmettere sentimenti contrastanti e complicati che ti fanno emozionare. La parte migliore a mio avviso è il finale che ti lascia con l’amaro in bocca e pensieri per la testa , ... spettacolo molto ben fatto sia per la recitazione, sceneggiatura e regia, di cui consiglio vivamente la visione. - Elisa
Fa vergogna stare lì ad ascoltare... a volte mi veniva spontaneo abbassare lo sguardo. Nello spettacolo il sacerdote si racconta, cerca empatia e comprensione e anche solo stare li e assistere a questi suoi tentativi, mi dava un senso continuo di inquietudine... la paura che potesse succedere qualcosa da un momento all’altro, mescolata anche un po alla vergogna di sapere e quindi essere in qualche modo complice. ” - Marina
Tema scottante, di cui si dovrebbe parlare di più, soprattutto per la coltre di inaccettabile silenzio che lo avvolge. Mi è piaciuta molto la caratterizzazione del personaggio, con luci e ombre, di una complessità, credo, molto vicina alla realtà. – Sara
E' stato un onore ospitarti quest'anno. Grazie – Lidia (Organizzatrice “La finestra sul lago” per le repliche di Baveno e Gozzano)
Grazie, Toni, con questo testo ci hai frullato l'anima. Sei stato meraviglioso ed hai trasmesso tutto: il tormento, l'ipocrisia, la fede, l'autoassoluzione e la vergogna. Ti ho odiato, ti ho capito, perdonato e poi nuovamente odiato. Grazie per il tuo lavoro. Onorata di esserti amica. - Adriana
“O Gesù d’amore acceso” è un monologo che sceglie una materia scomoda e non cerca mai scorciatoie consolatorie; un prete tenta disperatamente di sopravvivere alla propria colpa: non negandola del tutto, ma deformandola, razionalizzandola, rivestendola di teologia e pensiero filosofico per renderla sopportabile a se stesso prima ancora che agli altri, nasconde la vergogna nei dolci e prova a ingoiarla, ma torna visibile ogni volta. Il riferimento a Sant’Agostino diventa così un meccanismo di autodifesa morale: il male reinterpretato come esperienza necessaria, quasi pedagogica. Ed è proprio in questa torsione del pensiero che lo spettacolo trova la sua forza più inquietante. Lo spettatore assiste alla costruzione — e progressiva crepa — di un alibi interiore, mentre emergono insieme il dolore autenticamente umano del sacerdote e l’enormità irreparabile della sua responsabilità. La rivelazione finale trasforma retroattivamente ogni parola pronunciata in un dialogo impossibile, rendendo il monologo non una confessione, ma un confronto tardivo con una coscienza ormai senza interlocutore. Toni Mazzara sostiene l’intero impianto con un’interpretazione di grande intensità, capace di restituire un personaggio insieme fragile e disturbante senza mai indulgere nel facile giudizio o nella caricatura. Il risultato è un teatro che mette a disagio — nel senso più necessario del termine — e costringe a restare dentro una domanda morale che non offre vie di fuga, perché la colpa non resta mai chiusa in una sola coscienza, e “O Gesù d’amore acceso” ce lo ricorda. – Federica
Il tema è difficile e importante, sarebbe stato più facile cadere nel banale giudizio o nella pornografia della ricostruzione. In questo spettacolo invece, si riesce a dare una visione onesta e drammatica dei fatti. L'interpretazione di Toni Mazzara rende giustizia ad un testo che, anche solo letto, sarebbe un pugno nello stomaco, ma interpretato così è un vero e proprio pestaggio. L'assoluzione rappresentata dalla derisione della vittima è fin troppo frequente e accettata dalla società. La colpa ricade su chi ha subito, perchè ha commesso degli errori che hanno "costretto" l'aguzzino ad agire. Non posso usare l'aggettivo "bello" perché il bello sta altrove, ma lo spettacolo è veramente emozionante e coinvolgente. Ti porta nella mente bacata del protagonista e, alla fine, il tuo desiderio è solo quello di alzarti e dargli un pugno. Bravissimi: testo, regia e interpretazione magistrali. – Vanna
Un testo teatrale che racconta una verità che fa inorridire. Una interpretazione magistrale di Toni Mazzara che incanta per la bravura e per l’equilibrio che riesce a mantenere pur raccontando in scena il male più profondo, nero, che spaventa, accanto al bisogno di sopravvivenza e alla necessità di celare, dimenticare, perdonarsi. Emozioni fortissime che ci ricordano che il male è sempre da combattere. Per questo mi auguro che lo spettacolo venga accolto anche nei grandi teatri perché possa offrire uno spazio di riflessione troppo importante su un tema che spesso si preferisce tenere lontano dai propri pensieri. Abbiamo tutti bisogno di verità. - Annalisa
Uno spettacolo pieno di emozioni che lascia un profondo spazio alla riflessione. Grande interpretazione di Toni Mazzara – Bruno
Bellissimo spettacolo, che riflessioni ha stimolato! Ottima interpretazione! – Emanuela
C’è un coraggio quasi scandaloso nel portare in scena l'abisso. "O Gesù d’amore acceso", non è solo uno spettacolo, ma un atto di confessione pubblica che costringe lo spettatore a confrontarsi con ciò che solitamente preferiamo tacere. Toni Mazzara compie un lavoro magistrale nel vestire i panni di Padre X. Non si limita a interpretare un sacerdote in crisi; Mazzara abita il personaggio con una fisicità fatta di contrasti: un portamento goffo che nasconde una tensione interiore pronta a esplodere e uno sguardo che sa essere, contemporaneamente, bieco e disperatamente tenero. La sua capacità di gestire le sfumature della colpa — oscillando tra il bisogno viscerale di perdono e la lucida consapevolezza di non poterlo ottenere — tiene il pubblico in un costante stato di sospensione. L'accenno di balbuzie e il fuoco dell'oratoria diventano strumenti con cui Mazzara scava nel testo raffinato di Valentina Diana, restituendo un uomo "inquietante e fragile" che non cerca facili assoluzioni. La regia di Maurizio Bàbuin è chirurgica. La scena essenziale permette alle parole e al corpo di Mazzara di diventare l'unica architettura possibile, trasformando la sala in un confessionale condiviso per trenta persone alla volta. Lo spettacolo affronta il "Male" senza filtri, analizzando quanto siamo disposti ad accettare che esso ci attraversi. È una piéce che non cerca il consenso facile — come dimostra la sua storia distributiva complessa dopo il Torino Fringe — ma che proprio per questo risulta necessaria. Un’opera potente che scuote le coscienze. "O Gesù d’amore acceso" ci ricorda che il teatro è ancora il luogo dove si possono dire le verità più scomode, affidandole al talento di interpreti capaci di portarne il peso. Lacrime e tanti applausi. - Gloria
da “ Caffè del teatro “ (Parma) – Dicembre 2005
Quando le piccole storie individuali si mescolano armonicamente con la grande storia, quando si riescono a raccontare le vicende quotidiane insieme agli eventi epocali, ci si trova di fronte ad un piccolo miracolo, sorprendente. È il caso di questo spettacolo …
da “ Il sole-24ore” del 18/5/03
Non sono noti neppure a una cerchia ristretta di addetti ai lavori. Non propongono il loro spettacolo nel circuito dei grandi teatri, non godono di attenzioni da parte della stampa nazionale. Eppure Toni Mazzara e Stefano Dell’Accio con il loro Via Paolo Fabbri 43 costituiscono un piccolo caso sociologico perché così, senza clamori, quasi alla buona da ormai tre anni richiamano ovunque un vasto pubblico, composto soprattutto di giovani e giovanissimi, con code al botteghino, repliche aggiuntive e un’insolita partecipazione emotiva… (Renato Palazzi)
da “L’Unità” del 12/5/03
… è, a suo modo un viaggio di formazione dentro recenti drammatiche vicende: due microstorie che si inseriscono nella grande storia … Via Paolo Fabbri 43 s’impone allo spettatore per la grande onestà, la capacità di far sorridere e pensare che sono la linfa vitale di questo testo interpretato con grande partecipazione. (Maria Grazia Gregori)
da www.delteatro.it – maggio 2003
C'è un teatro «segreto» che si aggira per il palcoscenici italiani, seguito da pubblici spesso entusiasti … Un esempio sorprendente, … di questo teatro nascosto è Via Paolo Fabbri 43 … per quella linfa vitale che lo percorre e che nasce dal bisogno di raccontare qualcosa che abbia senso ed eticità. (Maria Grazia Gregori)
da “ BRESCIAOGGI ” di Brescia – del 13/2/03
“Via Paolo Fabbri 43” è uno spettacolo sincero, che parla miscelando dramma e comicità. Toni Mazzara e Stefano Dell’Accio sono una coppia assai credibile e affiatata; non gigioneggiano, non ammiccano, riuscendo a trasmettere momenti di verità a un pubblico che si è divertito e commosso e alla fine li ha salutati con un lungo e caloroso applauso
da “ L’ARENA ” di Verona – del 27/11/02
Tra raffiche di battute … e azzeccati commenti metamusicali simpaticamente ironici, la performance … si è dimostrata davvero notevole ed energica.
Da “ UERRE TEATRO REVIEWS “ – Gennaio 2002
… questo sussulto drammatico dà al testo, già pregevole per lievità e poesia, un taglio simbolico che ne fa un quadro dei bui destini di due generazioni: una che vede svanire i sogni di giustizia per i quali ha vissuto, l’altra cui è negato persino il diritto di sognare
Da “ Il Manifesto “ del 16/1/02
Bella l’idea di fondo, migliore la realizzazione in questo spettacolo tenero e un po’ feroce che evoca nottatacce in tenda e sveglie che non suonano ed è inutile arrabbiarsi perché “ chi dorme non prende pesci, ma prende i sogni” …. Un trascolorare di sentimenti che denuda, infine, un’amicizia vera …
Da “ IL CORRIERE MERCANTILE “ (Genova) del 12/1/02
… dato il successo oltre alla recita di stasera e di domani pomeriggio ne è stata aggiunta un’altra domenica sera alle 21 … Significativo è che la situazione sul palcoscenico, rifletta quella del numeroso pubblico in sala, composto per metà da chi il ’68 potrebbe averlo vissuto e per metà da chi se lo è fatto raccontare. Ancor più significativo è che tutti gli spettatori, ventenni e quarantenni siano come sintonizzati sulla stessa frequenza: sorridono alle stesse battute, fresche e di spirito, rievocano gli stessi ricordi, ormai patrimonio di una memoria storica collettiva, percepiscono l’urgenza del futuro e la nostalgia per il passato. Restano attoniti di fronte ad un finale inaspettato e sconcertante. E cantano sottovoce le stesse canzoni.
Da “ LA STAMPA “ del 12/1/02 - Edizione di Genova
Tornare indietro di vent’anni e portare una bella novità sulla scena teatrale italiana 2002. Equazione perfettamente riuscita a Toni Mazzara e Stefano Dell’Accio … Grande calorosissima accoglienza da parte del pubblico genovese.
…. riscuotendo alla prima di giovedì calorosissimi consensi. … Si ride molto in questo “amarcord” dolce-amaro … La scommessa di “Via Paolo Fabbri 43” è vincente, sia per la vivacità attoriale di Mazzara e Dell’Accio, sia per l’intelligenza teatrale della parabola narrativa, sostenuta da graffiante comicità e penetranti spunti di riflessione.
Bravi gli attori e indovinato il “ripasso” del canzoniere gucciniano. … Il pubblico ha riso ed applaudito cogliendo con la pelle d’oca il finale da “pugno nello stomaco” che riporta alla realtà, seppure amara, del gioco della vita.
da “ La Repubblica” del 5/6/01 “… Il viaggio è la scusa per cementare un’amicizia tra chi il Sessantotto l’ha vissuto e chi il Sessantotto già ignora. Ogni pedalata è una battuta, ogni frenata una risata. Toni Mazzara e Stefano Dell’Accio sono una coppia complementare irrefrenabile. Il pubblico ride come di rado si sente: è un riso schietto, senza volgarità, capace di rompere la storia raccontata e di sbeffeggiare le miserie dell’oggi”.
da " La Repubblica " del 5 Agosto 2000 .... lo spettacolo più stuzzicante e più "nuovo" di questa rassegna …